Pubblicazioni - Poeta milanese Bico Contursi

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Pubblicazioni

 
 
 

Prefazione sul libro “FANTASII (Ottobre 2010) di Paola Cavanna :

Alberico Contursi, per gli amici, semplicemente, speditamente, è Bico, come se  il peso di un nome così ridondante, impegnativo, lo mettesse in difficoltà.
Una contrazione tra nome e cognome, che anticipa l’atteggiamento schivo e modesto, col quale il nostro poeta si manifesta  con la gente, quando propone le sue liriche.
Un modo tutto lombardo di fare -e fare molto- dando poco peso, ma non poco valore.
Garbatamente, costantemente e direi coscienziosamente, Bico ha cominciato a produrre i suoi scritti, ascoltando, apprendendo e mettendo bene a frutto ogni indicazione, mai risentito da un’osservazione e mai, mai avvilito da una critica.
La volontà, la necessità di esprimersi, di condividere, il coraggio di provare e riprovare, fanno la sua poesia solida, comprensibile, immediata.
In tutto questo c’è intatto lo stupore, l’innocenza, la genuinità di una poesia sorgiva, efficace, tangibile.
Questo volumetto contiene circa un centinaio di elaborati, che alla prima lettura possono sembrare di stile completamente diverso tra loro. Questa discontinuità è data del fatto che il nostro Bico sperimenta vari filoni, si avventura nella metrica, strizzando l’occhio ai classici, torna al verso libero, come ricerca di rinnovamento, quindi ritorna alla rima e tutto questo con animo aperto, disponibile, curioso.
Però il suo cuore palpitante, i suoi sentimenti radicati, il suo dialetto dai suoni antichi, sono vivi in ogni composizione, emergono da ogni riga.
Per ultima, ma non ultima, c’è l’ironia, la garbata voglia di ridere e di far ridere, l’ottimismo che prevarica le difficoltà del vivere quotidiano.
In “Fantasii” l’autore stringe amorevolmente, in un grande abbraccio tutto e tutti e, credetemi, non potrete sottrarvi a questa stretta!

 
 
 
 

Prefazione sul libro “VOLTASS INDREE PER ANDA' INNANZ” (Ottobre 2011) di Paola Cavanna :

Dopo un anno esatto dal primo “Fantasii”, ecco che Bico, Alberico Contursi, torna con una nuova pubblicazione. E' evidente che il nostro poeta non si è seduto sugli allori, anzi, con una determinazione e laboriosità ammirevoli, ci offre un altro saggio del suo “sentire” milanese.
Col titolo: “Vardà indree per andà innanz” si sottintende il desiderio di non dimenticare, nel rispetto della tradizione,  ma in un moto proteso verso il futuro, con la indomita volontà di non cedere allo sconforto e la voglia di chi ha da dire e molto, alle nuove generazioni.
Precisi quadri di un passato, senza la solita, inutile muffa del “me regòrdi” ,dove anche troppo spesso stagna la poetica dialettale; niente di trito e ritrito, quel fastidioso piangersi addosso, che non si confà né col carattere del nostro poeta e neppure nello spirito lombardo.
Giustamente l'autore fa qui tesoro delle proprie esperienze e le rimembranze, con occhi aperti, a volte velati di lacrime, ma attenti, profondi, in una dinamica occhiata d'insieme.
Ogni poesia è frutto di attenzione, dove il quotidiano si coniuga con il sentimento, senza sentimentalismo, pronta a cogliere a volte anche il lato comico della tragedia, nella tradizione portiana.
Rispetto al primo libro, qui lo stile si fa più sicuro, l'intenzione più matura, il verso più sciolto. Si intuisce la ricerca attenta di nuovi percorsi,  la visione di  altri orizzonti di introspezione e sempre e comunque, la gioia di condividere i propri pensieri in modo schietto, diretto, con una modestia e mitezza disarmanti.
L'immediatezza e l'innocenza del primo libro, hanno ancora qualche eco o riflesso nel secondo, ma appare chiara una disinvoltura acquisita, che fa di questo lavoro una piacevole lettura che però, se approfondita, lascia segni nello spirito di chi legge.
Infatti come un rosso vino pregiato, la poesia di Bico è di bel colore, di buon odore, di ottimo abboccato ma, cosa più importante, lascia un piacevole retrogusto, come si addice appunto ad un vino da “meditazione”.
In sintesi è proprio questo a cui ci invita il poeta: un brindisi, dove calici generosamente colmi, si toccano e tintinnano. Dunque: -Prosit!- caro amico, alla tua, alla nostra, al Nòs Milan!

 
 
 
 

Prefazione sul libro “Ciappa el tramm ...” (Ottobre 2013) di Paola Cavanna

“Ciappa el tramm balorda, ciappel tì, che mì son sorda, tricch e tracch, làssel andà...”
Vi ricordate, quando sulla spiaggia, in cerchio, si intonava questa filastrocca, con in mano uno zoccolo che doveva essere passato al compagno di fianco? Vinceva quello che alla fine restava solo con l'ultimo zoccolo stretto tra le dita.
Ma allora che relazione c'è tra questo titolo curioso e una raccolta di poesie?
Il nostro Bico, all'anagrafe Alberico Contursi, ci dà un viatico per l'interpretazione del suo terzo libro, proprio con una tiritera della nostra infanzia.
Ci indica le antiche tradizioni, la lingua duttile del milanese, il gioco, la condivisione, la destrezza, l'impegno e, metaforicamente lascia sulla sabbia le sue impronte.
Non si può dire che il suo modo di esprimersi, rispetto ai due precedenti lavori, sia fondamentalmente cambiato. La matrice è la medesima, forte, sicura, ma ovviamente lo stile si è raffinato, i suoni hanno preso vigore e il verso è più scandito e disinvolto.
Grazie ad un impegno costante e una seria ricerca lessicale, le ultime poesie di Bico hanno assunto spessore, direi perfino coraggio.
Se la poesia è veicolo di comunicazione, necessita del coraggio di esprimersi, di mettersi in gioco, di lasciarsi conoscere, di dichiarare le proprie idee, ideologie, i propri ideali ma inevitabilmente di svelare anche le proprie debolezze, i buchi neri dell'anima.
Palesarsi è sempre difficoltoso, ma il poeta supera questa difficoltà con la tranquilla serenità di chi si è accettato appieno e non teme di essere giudicato.
Anzi, proprio nelle incertezze del vivere, nell'imperscrutabile, coinvolge il lettore, lo informa delle debolezze, non come lamento, ma come dichiarazione di fragilità, di ricerca di conferme, così che se ne prenda atto e  si scopra che tali sentimenti albergano anche dentro di noi.
Per contrasto poi inserisce nella raccolta, una serie di liete e scoppiettanti poesie, che ci mostrano l'altra faccia dell'autore.
L'ironia allora diventa medicina, un ridere per sanare, per superare le difficoltà, o solamente per il piacere della risata in compagnia, così come nel cerchio sulla spiaggia di cui si parlava e, come capita a volte, sotto la sabbia si possono trovare piccoli tesori: bisogna aver la pazienza di scavare un po'...
   “Ciappa el tramm” è una raccolta interessante, piena di sorprese e di spunti, da leggere tutta d'un fiato e da rileggere poi con attenzione.

Postfazione sul libro “Ciappa el tramm ...” (Ottobre 2013) di Gianfranco Gandini – Presidente dell’Accademia del Dialetto Milanese
La poesia è simile ad una corda di violino che, adeguatamente sollecitata, ci trasmette quella serie di vibranti emozioni non riscontrabili altrimenti.
Ma come per la musica anche la poesia ha la necessità che si rispettino certe regole, soprattutto quando si sceglie di presentarla in una delle sue forme più classiche ovvero in rima che, a sua volta, richiama la metrica.
Ben conosce questo dettato l’amico Alberico Contursi – Bico – che ormai da tempo si cimenta nella non semplice arte della poetica e della prosodia, ottenendo pregevoli risultati non solo nello svolgersi delle sue liriche ma anche in argomento dei contenuti.
Mai banale, mai scontato, il soggetto della poesia di Bico prende per mano e conduce là, dove vuole l’autore.
Riflessioni intimistiche, osservazioni di ciò che ci circonda, descrizione di fatti della vita quotidiana che, ancorché siano davanti ai nostri occhi, spesso non vengono colti, se non dallo spirito sensibile del poeta.
Il tutto ben architettato sotto l’aspetto della prosodia e con padronanza dei termini del nostro dialetto, termini cui dedica una ricerca peculiare, affinché non vadano persi nelle nebbie di una metropoli così cosmopolita che troppo spesso dimentica le sue radici.  
“CIAPPA EL TRAM...” verso di una cantilena passata dove al gioco si univa lo scherno per il perdente.  E dove Bico rievoca un passato con vera maestria di emozioni, facendo vibrare quella corda di violino... ed ora titolo di una raccolta di liriche anche in verso libero.

“...El temp birbon el passa
senza dì nient,
............
“Ciappa el tramm … balorda
ciappel tì che mì ……”
e la va giò
di scal del Metrò
a perdes in del nient.
Si, a “perdes in del nient... come tante emozioni che oggigiorno hanno perso in troppi ma non Bico, che con il suo dolce ritmo melodico ci suggerisce che la vita, se lo vogliamo, può essere musica.



 
 
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